Uomini Illustri

Primum igitur quid intendimus cum illustre adicimus, et quare illustre dicimus, denudemus. Per hoc quoque quod illustre dicimus, intelligimus quid illuminans et illuminatum prefulgens… (Dante Alighieri, De Vulgari Eloquentia, I, XVII)

Uomini Illustri

Primum igitur quid intendimus cum illustre adicimus, et quare illustre dicimus, denudemus. Per hoc quoque quod illustre dicimus, intelligimus quid illuminans et illuminatum prefulgens… (Dante Alighieri, De Vulgari Eloquentia, I, XVII)

Uomini Illustri

Primum igitur quid intendimus cum illustre adicimus, et quare illustre dicimus, denudemus. Per hoc quoque quod illustre dicimus, intelligimus quid illuminans et illuminatum prefulgens… (Dante Alighieri, De Vulgari Eloquentia, I, XVII)

2013-2017 (in progress)

Primum igitur quid intendimus cum illustre adicimus, et quare illustre dicimus, denudemus. Per hoc quoque quod illustre dicimus, intelligimus quid illuminans et illuminatum prefulgens: et hoc modo viros appellamus illustres, vel quia potestate illuminati alios et iustitia et karitate illuminant, vel quia excellenter magistrati excellenter magistrent, ut Seneca et Numa Pompilius.

Spieghiamo dunque anzitutto che cosa intendiamo con l’aggiunta di «illustre» e per quale ragione usiamo il termine «illustre». Con questo termine intendiamo qualcosa che illumina e che, una volta illuminato, risplende. In questo senso definiamo illustri certi uomini; essi infatti o ricevono luce dal potere e illuminano gli altri con la giustizia e la carità, o hanno ricevuto una dottrina eccelsa e impartiscono un’eccelsa dottrina: così fecero Seneca e Numa Pompilio. (Dante Alighieri, De Vulgari Eloquentia, I, XVII)

Nel De Vulgari Eloquentia Dante definisce uomini illustri coloro che “o ricevono luce dal potere e illuminano gli altri con la giustizia e la carità, o hanno ricevuto una dottrina eccelsa e impartiscono un’eccelsa dottrina”. Il mio progetto “Uomini Illustri”, personale evoluzione del progetto “Elvis Inside”, che porto avanti dal 2010, trova perfetta sintonia nella definizione di Dante, collocandosi idealmente fra questa e un luogo e una città a me particolarmente cari: Venezia e il suo celebre Caffè Florian (che agli “Uomini Illustri” ha intitolato una delle sue sale).

Sarà perché sono Veneziano, sarà perché, per vari motivi, il Caffè Florian è uno dei luoghi che più amo nella mia città, sarà perché Dante rimane sempre punto di riferimento culturale e fonte di ispirazione privilegiato, ma questa congiunzione sembra trovare pieno compimento nel mio progetto.

Ispirato dal loro talento, ritraggo persone che hanno fatto delle loro capacità un mestiere o una attività di eccellenza, fino a diventarne in qualche modo icone, immagini per loro natura edificanti. Attraverso il loro essere e il loro operare, illuminano la strada di chi aspira a quella stessa eccellenza o, più semplicemente, accendono nuovi spunti in chi cerca modelli per migliorarsi o migliorare il proprio mondo. Vi trovano spazio sportivi, artisti, musicisti, imprenditori e professionisti di vario genere.

Nell’intero progetto i soggetti appaiono ritratti con un occhio coperto dallo strumento che rappresenta la loro attività. Un particolare che diviene un vero e proprio leit motiv capace di rendere armonicamente omogenea e distinguere ad un tempo la serie fotografica e che trova il suo embrione nell’antica tradizione Giapponese delle bambole Daruma.

Si tratta di figurine votive stilizzate, dal volto appena accennato, i cui occhi sono inizialmente due semplici cerchi. Secondo la tradizione, si dipinge un occhio esprimendo un desiderio e, se questo si avvera, si dovrà disegnare anche il secondo occhio.

Una chiave interpretativa più moderna vi individua il simbolo di un obiettivo importante non ancora raggiunto. Quando viene intrapreso un nuovo progetto, viene colorata una pupilla della bambola e il simbolo della Daruma diviene memento dell’obiettivo da raggiungere. A compimento del progetto, viene disegnato il secondo occhio.

Un concetto affascinante, terreno fertile da cui è germogliato il seme del mio progetto trovando una naturale ispirazione per l’inquadratura degli “Uomini Illustri” e un’armoniosa sintonia con il suo significato.

Così l’occhio coperto è insieme metafora di introspezione, sguardo rivolto al proprio talento e alle proprie abilità, e simbolo della sinergia di elementi celati nel nostro intimo e capaci di renderci unici e speciali. L’occhio rivolto alla fotocamera è invece quello che guarda alla meta e trova ispirazione e motivazione nel percorso segnato… Ed è quello che stabilisce l’empatia con chi contempla il ritratto cercandovi sensazioni e ispirazione.