Tra le professioni del futuro di cui si parlava 10 anni fa (o forse più), c’era quello del blogger. In molte scuole di marketing e di innovazione, si parlava appunto di questa professione come quella che avrebbe rivoluzionato il mondo, e che avrebbe dato lavoro a molti dei poveri disoccupati del tempo… di fatto per vari motivi, ora ce ne sono di più.

1932581_10203500934428591_1228703587_o

La professione dello scrivere avrebbe dovuto trovare nuova identità in questa forma tecnologico-innovativa, in cui specialmente le nuove generazioni si sarebbero dovute sentire a proprio agio. I blog sarebbero diventati la comunicazione aziendale del futuro, e i blogger importanti figure all’interno dell’economia e della comunicazione delle aziende. Questa profezia, come è successo per tante altre del passato, si è avverata solo in parte. Il punto è che, come per tante cose e strumenti che la tecnologia ci ha reso disponibili facilmente (internet, macchine fotografiche, smartphone…), anche lo strumento del blog ci ha resi tutti “onnipotenti”. Tutti deliranti dico io, prendendomi una licenza poetica. Tutti siamo fotografi, per tornare alla mia professione, e così come ora vedo in giro per i Social Network tutti siamo blogger. Tutti pensiamo che i nostri pensieri siano così importanti e profondi da doverli comunicare al mondo, e soprattutto tutti pensiamo che scriverli su un blog ci dia autorevolezza, o peggio autorità. Aggiungo anche, tutti pensiamo che scrivere cose con bella forma, sia dare contenuti… e molti ancora pensano che il dono della sintesi, significhi scrivere poco e far capire ancora meno chi legge.

_MG_1530

In particolare, trovo che molti colleghi “disperatamente” scrivano un loro blog in cerca di pubblico, di attrarre gente al loro sito, e quindi di trovare nuovi clienti. Molti lo fanno per puro narcisismo, pochi lo fanno per vero spirito di condivisione e voglia di dire qualcosa di veramente importante, raramente lo fanno con la missione di insegnare sinceramente ed onestamente una professione. D’altra parte come biasimarli, la crisi pesante li ha colpiti… ah e poi c’è il digitale, che ha cambiato le regole, e ha lasciato a piedi molti… e poi, peggio di tutti, i manuali di marketing (vedi profezia sopra) dicono che il blog è un importante strumento di “vendita”, ergo anche se sono totalmente incapace a scrivere due righe… (eeh… ma ho passione per lo scrivere… anche io ho passione per la barca a vela, ma non mi metto a fare lo skipper) mi faccio il blog. Non vuole essere una critica pesante, semmai solo un po’ di ironia, sul fatto che leggendo molto in questo periodo, e studiando, e prendendo appunti su quello che trovo, mi rendo conto che per avere un blog efficace, servono alcune condizioni importanti (motivo per il quale non scrivo spessissimo nemmeno io):
1) Avere qualcosa da dire: sembra banale, ma scrivere per forza ogni giorno qualcosa, rischiando alla fine di buttare giù poche righe che non dicono nulla, possono servire ad avere più “click” al sito, ma al lettore non serve a nulla. Il lettore ha fame di informazioni, di strumenti e di “istruzioni per l’uso” pratiche e facilmente comprensibili.
2) Bisogna anche saperle scrivere queste cose. E qui faccio atto di dolore… nemmeno io mi sento professionista della scrittura. Cerco di metterci ironia, e chiarezza, di sicuro non ci metto sintesi, perché mi piace “spiegare” le cose…
3) Serve avere un’opinione. Perché dovrei scrivere un blog per semplicemente raccontarti una cosa che potresti leggere in mille altri posti? (Maliziosamente mi viene da pensare solo perché vuoi utenti nel tuo blog…?). Chi legge un blog vuole sentire la voce di chi c’è dietro, vuole avere la sua opinione, perché scrivere ti mette sempre in una posizione di essere “letto” e quindi privilegiata ma anche di responsabilità (a maggior ragione se il blog è ospitato in testate importanti o siti del settore); chi legge ha fame della tua opinione perché magari tu hai più conoscenza, più esperienza, più vissuto e più cultura, e quindi vuole arricchirsi. Se non lo fai, perché dovrei leggerti? Solo per stare ad assistere al tuo furbo modo di scatenare discussioni, di provocare e quindi ancora di portare utenti al tuo blog?

_MG_1813

Non dico queste cose per sterile polemica, come di fatto potrebbe sembrare, ma per dire che in questa jungla fitta di profeti, guru, maestri, docenti, consulenti, amici che ci danno la pacca sulla spalla o peggio un like o un “ottimo scatto” come commento alle nostre foto, in questi luoghi paludosi, ma allo stesso tempo che ci mettono su un piedistallo e ci fanno sentire fighi, la cosa più difficile è essere attenti lettori… è essere imparziali giudici, è essere spietatamente cinici, perché se amiamo noi stessi, e amiamo la fotografia e la nostra fotografia, dobbiamo sempre domandarci, dopo aver letto un blog, un articolo, addirittura un libro… “Ok, ma ora cosa ho imparato di nuovo?” se la domanda non ha risposta… se non un vago “Beh, però l’ho trovato interessante”, il mio consiglio è di lasciare perdere quell’autore (e tra questi mi ci metto pure io, il cui sforzo nella didattica è sempre votato a dare ai miei studenti qualcosa di concreto da pratesi a casa). Sembrerò spocchioso… e forse anche un po’ lo sono, ma sono stufo di leggere blog di gente che scrive quattro righe che non dicono nulla e poi terminano il loro ermetici post con “ma ora lascio a voi capire perché voi avete il vostro modo di fare le cose”… ma io mi domando, se ti poni come insegnante, e le persone che vengono da te vogliono imparare, non puoi lasciare a loro la responsabilità di imparare da soli… spiega, argomenta, esemplifica, prova con i tuoi studenti a fare le cose, fai vedere perché per te funziona… Ma sempre fermati quando il tuo ego diventa così grande da farti pensare che il tuo verbo è legge. Per loro il tuo verbo sarà stimolo, ma dovrai sempre spiegare, argomentare, esemplificare, e provare con loro. E infine magari verificare che abbiano capito, che abbiano aggiunto un nuovo strumento alla loro arte, un nuovo colore, una nuova scala, un nuovo difficile passaggio di tonalità, un nuovo modo di scrivere metafore… altrimenti vuol dire che siamo solo insegnati perché abbiamo bisogno dell’adulazione e dell’attenzione per riempire il nostro ego, o per riempire il nostro portafoglio, senza dare nulla in cambio.

Voi che leggete queste parole, e siete pochi sfortunati, ricordatevi questo… siate critici, anche di fronte ai vostri beniamini, perché se vi fermate alla superficie, se vi fermate alle apparenze, non porterete a casa nulla in cambio del tempo passato a leggere un post, o in cambio di esservi subiti la promozione di un prodotto, un banner, o la promozione di un WS o peggio di un Model Sharing. Siate critici nei confronti di chi dà sempre giudizi positivi alle vostre foto, di chi non commenta in maniera costruttiva, e di chi vi dà “regole” e non strumenti per raccontare…

ah sì dimenticavo, il blog ora è evoluto in “storytelling” (vecchissimo termine, ma entrato come la nuova frontiera del marketing)… ma questa è un’altra storia… (da raccontare)