Ho letto con voracità il libro di Piero Polidoro: “Che cos’è la semiotica visiva”

“Che cos’è la semiotica visiva”: un testo snello e ben scritto, che ogni fotografo e appassionato di fotografia dovrebbe leggere, comprendere e metabolizzare. Il linguaggio visivo come non l’avete mai letto, e soprattutto mai analizzato. E’ piuttosto frequente ai miei corsi, soprattutto “Oltre le Regole”, di dover discutere con uno studente sul significato di una sua fotografia, o sulla storia da essa raccontata. E così ci si trova a parlare di linee, diagonali, terzi come se fossero ornamenti per imbellettare un “contenuto” più o meno interessante, in qualche caso non necessariamente interessante, oppure di simboli, significati di colori, o messaggi super astratti e suggestivi appiccicati a composizioni banali o sostenute solo dall’estetica.

Ecco, questo libretto, poco più di 100 pagine mirabilmente scritte dal semiologo e ricercatore Piero Polidoro, che al suo lettore apre gli occhi e soprattutto la mente sul mondo della comunicazione visiva, è sicuramente una lettura che può aiutare in queste discussioni. Non solo dà forti basi scientifiche all’analisi e la lettura dei “testi visivi”, ma anche fornisce risposte a questioni importanti e sempre attuali sulla creazione fotografica. Come fanno le immagini a raccontare storie? Linee, spazi, colori possono avere un significato indipendente da quello rappresentato? Anche se molto tecnico, questo testo ci dà una versione facilmente comprensibile della semiotica visiva, e ci fornisce utilissimi strumenti per poter analizzare, leggere, capire e gustare i lavori dei grandi maestri della fotografia, ma anche della pittura o della scultura. “Che cos’è la semiotica visiva”

Propongo qui un passaggio dei più importanti di “Che cos’è la semiotica visiva”:

“E’ sempre Barthes ad affermare che la ‘variazione delle letture non è anarchica’. Il compito del semiologo [e del fotografo nda.] che analizza un’immagine deve essere quello di separare le associazioni che sono effettivamente giustificabili dal testo, da quelle meno stabili e plausibili.” (p. 32)

Ovvero, non possiamo dare a qualsiasi immagine qualsiasi interpretazione. Ogni lettura che facciamo deve essere adeguatamente scritta e leggibile nel testo, perché altrimenti ci troveremo trarre delle conclusioni troppo soggettive, poco plausibili e quindi non affidabili.

Consiglio davvero questa lettura a tutti coloro che hanno apprezzato il mio corso “Oltre le Regole”, a tutti gli appassionati di analisi delle immagini e a tutti coloro che vogliono migliorare la propria capacità di creazione fotografica.  

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