Per la prima volta cercherò in questo blog di spiegare come ho scattato un’immagine. Non è facile, perchè tutto quello che faccio viene naturale, e mi rendo conto che invece dovrebbe essere calcolato e pensato. Perchè la fotografia è un linguaggio e quando si comunica si dovrebbe se non altro essere consci di quello che si sta dicendo… “pensare prima di aprire bocca” insomma… come talvolta si dice…

Alle volte bisogna fare di necessità virtù: io faccio da mio personale VAL (Voice activated lightstand) e il telecomando di scatto fa il resto.

Alle volte bisogna fare di necessità virtù: io faccio da mio personale VAL (Voice activated lightstand) e il telecomando di scatto fa il resto.

E anche se al momento dello shooting tutto sembra avere un senso, ed essere frutto di grandi ragionamenti, mi rendo conto che poi alla fine… il mio istinto predomina. In una maniera che tante volte non vorrei… però, tendo a lasciarlo fare, nelle situazioni più difficili è questa la voce che propendo ad ascoltare, e che spesso si rivela avere ragione.

In uno shooting come questo, in cui ho piena libertà da parte del soggetto, e soprattutto c’è anche grande aspettativa da parte sua… la prima mezzora è di grande tensione. Tensione dovuta al fatto che la prima cosa per me, per effettuare bene uno shooting, è entrare in sintonia con il posto. Avevo già visitato più volte lo studio di Stefano, per cui non mi era completamente nuovo, ma indubbiamente, il giorno dello shooting… è tutta un’altra tensione. Di fatto avevo pensato a tutt’altra composizione, e a tutt’altro mood, ma ogni volta che entro in quello studio, cambiano le sensazioni e l’istinto mi porta a cose diverse. Questa volta, l’idea di vedere lui come “Signore delle sue opere” ha prevalso… lui tra le sue gioie, tra i suoi preziosi lavori è l’immagine che meglio mi rappresentava quello che volevo esprimere di Stefano Curto.

E’ importantissimo conoscere bene il luogo dove si effettua uno shooting che sia di un ritratto o un paesaggio. Capire come ciò che vogliamo fotografare reagisce alla luce, la riflette, la fa rimbalzare e come si sviluppano le ombre, è la prima cosa che faccio quando devo effettuare uno scatto. In particolare lo studio di Stefano, con le sue opere super riflettenti, l’ambiente immerso nel bianco, le grandi vetrate, i LED che illuminavano le opere, e l’impossibilità di utilizzare la luce naturale che entrava dalla grandissime vetrate… nonostante avessi già in mente l’idea, mi rendevano molto nervoso.

Canon EOS 5D MKIII con 24-27 f2.8 sulla Manfrotto 804RC2

Canon EOS 5D MKIII con 24-70 f2.8 sulla Manfrotto 804RC2

Secondo compito: capire la personalità di chi si sta fotografando. Cercare di coglierne aspetti che poi vorremmo emergessero dalla foto. Capire lo stile della foto. Molti non amano essere fotografati, e pur magari essendo un po’ vanitosi… fanno fatica cmq a vedersi in foto. Stefano, è un po’ così. Non vuole essere in posa, si deve fidare… deve sentirsi a proprio agio. Così l’ho messo seduto a chiacchierare. volevo che la sua posa fosse naturale. Volevo che fosse rilassato, e non in tensione per la foto. Quindi ho preferito “inseguirlo” io, fino allo scatto “giusto”, piuttosto che avere una foto tesa. I suoi lineamenti un po’ ruvidi, e il tipo di personaggio che è lui, rocker e artista delle gemme… beh mi ha ispirato una luce bella frontale alta sopra il suo viso, senza soft box, che avrebbe ammorbidito la foto, ma anzi con una griglia a nido d’ape, per ancora di più imbrigliare la luce verso il suo viso…

Per bilanciare questa luce, poi ho messo un’altra luce dietro di lui che facesse da backlight, risultando anche in un simpatico gioco di simmetrie di ombre della sedia. E qui è dove l’istinto mi ha guidato, dove a scatto con una luce sola, pur sembrando tutto perfetto, notavo una mancanza di equilibrio, e una certa piattezza nel risultato. Il segno dell’ombra dietro la sedia mi ha fatto scattare qualcosa… e così ho provato a dare prospettiva alla scena aggiungendo una seconda ombra… che veniva verso di me. Cercando la tridimensionalità dell’immagine ho trovato anche equilibrio di luci. Il tutto cercando di non perdere la luce dei suoi LED pur abbastanza deboli.

Ecco che da dietro la sedia spunta il secondo Flash.

Ecco che da dietro la sedia spunta il secondo Flash.

Infatti per riuscire ad avere anche i LED ho dovuto mantenere ISO molto alti, e un tempo di esposizione al limite del movimento. Fortunatamente l’uso del Flash mi ha permesso di poter congelare il soggetto senza che il movimento disturbasse. Inoltre per avere più a fuoco possibile anche le sue opere il diaframma l’ho scelto molto chiuso. Dati di scatto: ISO 1000, 1/13 sec @ f13.

Fondamentale per la riuscita dello scatto è stato avvalermi di cavalletto e del telecomando di scatto, scattando con specchio già sollevato, per evitare al massimo le vibrazioni.

Stefano Curto ritratto nel suo atilier di Valdobbiadene - Canon EOS 5D MKIII

Stefano Curto ritratto nel suo atilier di Valdobbiadene – Canon EOS 5D MKIII

Cosa ho usato?
– 5D MKIII
– 24-70 f2.8
– EX580II
– EX430
– ST-E2
– RS-80N3
2 Manfrotto Stativi Baby Light
1 Lastolite LL LA2422 e 1 Lastolite LL LA2423
Manfrotto 055CX3 + Manfrotto 804RC2
HONL Honeycomb Speed Greed