Per caso sono incappato in questa frase di Edward Weston, e immancabilmente ha dato origine ad un pensiero sulla situazione di noi fotografi professionisti oggi. 

Per il dilettante, la fotografia è ricreazione; per il professionista è lavoro, e anche lavoro duro, non importa quanto piacevole possa essere.
(Edward Weston)

“Eh ma tanto, tu ti diverti a lavorare, beato te…!” 
Se avessi un Euro per ogni volta che ho sentito questa frase da parte di clienti “spiritosi” in cerca di sconti, o studenti e amici che vedono il tuo mestiere come semplicemente un hobby, o una passione, sarei ricco. E così, però, serve proprio questa frase del grande Weston, per aiutarmi ad elaborare un paio di pensieri.

Da una parte, facendo riferimento al mio incipit, c’è questo mito che il mestiere del fotografo sia qualcosa che in qualche maniera si ripaga già abbondantemente con il piacere di farlo. Talune volte, siamo arrivati addirittura al “ma ti pagano pure per fare quello che ti piace? Dovresti pagare te…”
Beh certo!
Per fortuna, mi pagano, e non il contrario.

È un po’ di tempo oramai che tra professionisti si discute sul fatto che la fotografia stia perdendo di valore. Il grande Roberto Tomesani fondatore del TAU Visual ne ha parlato in diverse occasioni e trovate diverse versioni dei suoi interventi su Youtube. I nostri lavori vengono pagati sempre meno, e la percezione di quanto valga il “prodotto” fotografico è sempre più bassa.
Ognuno di noi ha una sua personale opinione sull’argomento. E non nego che sia un tema che amo discutere, perchè, se da un lato mi colpisce personalmente, dall’altro vedendo un mondo in progressivo disfacimento e una professione in lenta agonia, mi sento coinvolto in questa specie di crociata per salvarlo, per quanto sia ancora possibile farlo. So anche che molti possono non essere d’accordo con le riflessioni che generalmente non temo di esprimere. Tuttavia, non è trovare consenso l’obiettivo del mio condividere pensieri e idee, ma piuttosto il desiderio di sempre più approfondire un argomento e trovarne nuovi aspetti e sfaccettature per migliorarne la mia comprensione e magari proporre qualche soluzione.

Edward Weston - Skull and Rock Arrangement

Edward Weston – Skull and Rock Arrangement

Per tornare al tema principale, la frase di Weston, come dicevo all’inizio, unisce due concetti che in qualche maniera danno conferma di alcune mie riflessioni, sul fenomeno che ho appena riportato.
Sempre più spesso oggi ci sono fotografi dilettanti che offrono servizi professionali sul mercato. Cosa che, a mio giudizio, è più che lecita, pur che paghino le tasse tanto quanto le pagano i professionisti. Ma, e sì… c’è un “ma”. Non basta pagare le tasse. Spesso proprio perchè sono dilettanti, e svolgono la disciplina per diletto, avendo un loro altro lavoro e quindi uno loro stipendio già consolidato, questi servizi professionali, che di fatto eseguono anche bene, se li fanno pagare non tenendo conto del loro effettivo valore (per es. calcolando costi di attrezzatura, formazione, archiviazione, costo del tempo, della creatività etc…), ma invece con cifre che a dire simboliche è fare loro un complimento.

Non voglio sindacare, ovviamente, su quali motivazioni spingano un dilettante a “provare il brivido” della professione (a meno che non vogliano fare apprendistato, ma allora dovrebbero iniziare a fare da apprendisti e assitenti). Tuttavia il loro entrare nel mercato in questa maniera ha un impatto importante su di esso, che forse non riescono nemmeno ad immaginare. Basare il valore del proprio “lavoro” (perché, se si fa un servizio per qualcuno, alla fine diventa un lavoro, a meno che non si faccia un favore ad un amico) sulla propria personale soddisfazione e piacere nel fare quel lavoro, immancabilmente porterà all’estinzione di quel mestiere. Immaginate se, di punto in bianco, nascesse una catena di bar che offre caffè e brioche a gratis, perché il titolare avendo un sacco di soldi ha deciso di fare beneficienza per la colazione dell’umanità… Cosa succederebbe agli altri bar? Ma poi, pensandoci bene, non è la stessa battaglia che molti di noi combattiamo contro Amazon, o le grandi distribuzioni e i centri commerciali che stanno condannando i negozi tradizionali a morte lenta e dolorosa?

Dopotutto, mi pare chiaro che se un prodotto inizia ad essere venduto ad un quarto del suo valore, chi lo acquista a prezzo pieno ha tutto il diritto di pensare di essere vittima di una truffa. A chi acquista non interessa sapere perché lo sta pagando poco, anche se dovrebbe essere suo dovere domandarselo. Anzi di sicuro inizierà col tempo sempre più ad associare ad esso il valore basso, pensando che quello alto fosse una brutta speculazione (basti pensare a Napster, e a cosa i peer to peer hanno fatto del mondo della musica. Se una cosa la posso avere a gratis, perché dovrei pagarla?). Non entro nel merito qualità, perchè ci si aspetta che chi fornisce un servizio professionale, o come se fosse professionale, rispetti sempre un certo livello di qualità. Non sto nemmeno parlando di autori che debbono parte del proprio pregio economico anche per merito della loro fama, produzione ed autorevolezza.

Vero, esiste il mercato libero, ma esiste anche la concorrenza sleale.

Edward Weston - Cabbage

Edward Weston – Cabbage

Mi pare chiaro quindi che Weston (1886-1958), geniale e forse preveggente, con questa sua frase ci possa dare una chiave di lettura a questo fenomeno. I dilettanti fanno fotografia per ricreazione e così non sentono la necessità, anche se in contesto professionale di farsi pagare o di farsi pagare il giusto, perchè molto spesso già abbondantemente gratificati dal prestigio, la visibilità, o solo la possibilità di mettersi in mostra. Il professionista invece la vede come lavoro, per di più faticoso, per il quale dovrebbe formarsi continuamente, e per il quale dovrebbe essere sempre ben strutturato e preprato… e come tale vorrebbe invece fosse pagato.

Anche per causa di questa contrapposizione sociologica, e della sua amplificazione attraverso l’accesso ai mezzi digitali e dei social network, la fotografia (credo non tutta, ma quasi) sta subendo un’importante rivoluzione nel suo rapporto domanda/offerta, che necessita di essere compresa e affrontata in qualche maniera. Ma prima di tutto serve consapevolezza da parte di tutti gli attori al processo di ciò che alloro agire comporta, altrimenti passi avanti non se ne faranno mai.