Appunti di viaggio, di un turista distratto

Come ogni altro mio viaggio, ho affrontato Lisbona pieno di aspettative. Arrivo, però, poco preparato, da bravo turista distratto, e cerco di recuperare in loco, cercando di gustare, sentire, annusare, trovare in qualche maniera l’anima del luogo… non una maniera ortodossa di viaggiare fotograficamente, ma che molto si addice alla mia natura caotica e talvolta segnata da un accenno di pigrizia che con tutte le mie forze cerco sempre di scacciare. Il meteo già non aiuta. Speravo di svernare e trovare sole ed energia, ed invece trovo una città sferzata da venti a volte feroci e da inclementi e improvvisi scrosci d’acqua che non mettono serenità nel mio animo, anzi… lo hanno preso già provato e lo hanno strapazzato e battuto aggiungendo peso al suo cammino. Ma la volontà e la voglia di affrontare le avversità non manca… X-100 e X-T1 a tracolla e via si parte, adoro comunque camminare e le città che hanno un’antica storia mi affascinano e mi stimolano.

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Metafora di questo momento della mia vita, salite impervie e strade strette, rovine, edifici in ristrutturazione e meravigliose vedute all’orizzonte… una città con vie segnate dai percorsi obbligati delle rotaie dei tram il cui silenzio e rotto proprio dai pesanti mezzi d’acciaio che le percorrono, e dal loro risuonare di tempi antichi.

E proprio questo mezzo assieme a suoi “colleghi” più moderni ed eclettici sono stati protagonisti nelle mie divagazioni Lusitane. Ed in particolare è stato il loro macchiare di colore intenso e saturo una città che spesso si trova ad essere molto tenue, acquerellata, se non grigia… come a spezzare cromaticamente quella leggendaria saudade che caratterizza lo spirito del Portogallo, ad iniziare dalla tipica musica del Fado, ma che si riflette oggi anche nei colori che mi circondano.

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E così salgo, mi arrampico, scendo le chine della città, mi intrufolo in viuzze strette che ricordano la mia adorata Venezia. Alfama, Baixa, Chiado, Bairro Alto, Castelo e Belem… percorro i quartieri più antichi fino all’ampia e moderna Praça do Comércio, aperta verso il mare quasi ad accoglierlo fra le sue mura. La città è un mix di sensazioni visive moderne e più lontane nel passato, Europee e Orientali: il gotico si mescola con l’arabo, il barocco con lo stile liberty, la tradizione delle piastrelle colorate con la street art dei graffiti il tutto sempre con equilibrio e rispetto. Elementi che spesso non ritrovo nell’evoluzione delle nostre città italiane… in cui quando il nuovo arriva tende sempre soffocare “il vecchio” (quasi a specchio della società, in cui proprio i nostri cari vecchi hanno perso autorevolezza e il rispetto delle nuove generazioni), in cui il vecchio se rimane viene abbandonato in rovina o, peggio, in balia di saccheggiatori o di chi li strazia con scritte e disegni senza arte ne parte, e in cui nulla si riesce a fare per armonizzare una impareggiabile ricchezza di civiltà, culture e momenti artistici diversi…

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Lisbona ha invece la sua armonia, per me sempre con quel tocco di velata e grigia malinconia di fondo… che, nel mio vedere, solo l’antico tram, in particolare la linea 28E che fa il giro di tutta la città, e i suoi colleghi moderni compresi autobus e ultimi arrivati “tuk-tuk” indonesiani, ravvivano con la loro intensità cromatica e chiassosa presenza. Ma forse, Lisbona è proprio questo, e proprio la saudade è il suo collante, il legame o meglio quella passata in un acquerello di pennello imbevuto d’acqua che stempera tutto e lo rende delicatamente tra il gradevole e l’indefinito.

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Distratte Visioni di Lisbona