Agosto 2014, Bolsena (VT) – Fujifilm X-T1 + XF23 F1.4

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Inizio questa serie di “Foto Raccontate”, stimolato da amico su un forum in cui ho postato qualche giorno fa questa foto.

Una delle cose che più mi preme insegnare ai miei studenti è il grande potere che il linguaggio visivo ci dà, nel raccontare storie, luoghi, emozioni, idee ecc. (Uso l’eccetera qui perché la lista è infinita e sempre aggiornabile) Ovviamente, loro stessi appena trovano occasione è giusto che stimolino me come io stimolo loro a raccontare, spiegare la loro foto. Non sono uso a mettere titoli o didascalie alle mie foto, generalmente aggiungo solo luogo e se ricordo possibilmente data. Questa foto nasce una domenica sera, durante il mio viaggio lungo la Via Francigena, percorso in 15 giorni da San Miniato a Roma quest’anno. La città è Bolsena, mai vista prima, ma mi dicono che c’è in paese, il luogo che ha ispirato la festa del Corpus Domini.  Entro già in modalità mistica… e mi propongo di raccontare in qualche maniera quel luogo sacro. In un viaggio comunque ispirato dalla religione, un luogo come questo, non può non essere immortalato in qualche scatto.

Arriviamo a quello che noi pensiamo sia il luogo. A dire il vero, non mi sono nemmeno informato se fosse il luogo giusto, ma lo trovavo così bello e suggestivo, che mi piaceva. Le campane suonavano, e richiamavano i fedeli alla S. Messa che stava per iniziare. E anche questo ha iniziato a suggestionarmi, perché l’aria religioso mistica unita alle campane e ad il via vai della gente che in parte andava a messa in parte invece stava solo trovando refrigerio dalla calura estiva in piazza e all’ombra… stavano piano piano formando immagini nella mia mente.

Ma, sono fotografo, e cosa faccio come prima cosa, guardo la luce, cerco di capire cosa posso e cosa non posso raccontare di ciò che vedo. Luce serale = ombre lunghe, e in questo caso anche piuttosto marcate. Il primo pensiero è “Ecco mi rovinano lo scatto!”, ma forte di quasi 10 giorni di cammino e foto sotto il sole d’estate a picco, ho imparato che le ombre sono mie amiche. Disegnano, suggerisco, nascondono… Bene, esploro la piccola piazzetta, e trovo che il mio XF23 mm non ne copre tutta l’ampiezza, dovrei mettermi oltre le case alle mie spalle… e includere alberi, macchine, gente… no, questo non mi aiuterebbe a raccontare quello che voglio io. Quindi devo sacrificare, e decido di sacrificare una parte della piazza che probabilmente include proprio la Cappella del Corpus Domini… (qui non me ne vogliano i locali, ma così ho interpretato dal breve passaggio per Bolsena) Non importa, penso, la scena di vita religiosa domenicale, la trovo più importante…

Anche la chiesa principale non ci sta tutta, è troppo alta… troppo grande, e l’ombra che ho deciso di includere, non mi permette di spostare l’inquadratura. Bene decido di tagliare in qualche maniera la chiesa, cerco il taglio più rigoroso e geometrico possibile… seguendo anche tetti e colonne, una delle quali lascio a metà, per fare intendere la simmetria con la sua vicina… e che la chiesa in qualche maniera, da quella parte continua con quel “ritmo”. Una volta trovato il taglio, devo gestire l’ombra. Decido di renderla protagonista, di renderla lo strumento che farà vedere e nasconderà quello che decido io… non solo, ma la voglio funzionale alla scena. La voglio che indichi la via allo sguardo, che divida in maniera quasi simmetrica il tutto, che suggerisca la forma dell’edificio che la crea… e che con lo stesso formi un’unica linea. Ecco, passo in qua, passo in là… avanti in dietro, muovo la fotocamera, ne cambio l’angolo…ecco trovata la quadra!

Bene, creata la scena ora mi servono gli attori. E qui, come da termine coniato con il caro amico Giovanni, iniziamo a comporre con il caso. Osservo, osservo… per lunghi minuti, perché la gente entra in chiesa, gente anche ne esce (penso probabilmente turisti), gente arriva, si siede nelle panche, si ferma a chiacchierare… non mi preoccupo tanto di ciò che succede nell’ombra… perché so che quello non si vedrà… non sarà il centro della scena, mi concentro sulla porta, cerco di trovare combinazioni interessante, ma non troppo affollate di gente. Si deve vedere in qualche maniera il movimento, la socializzazione… Si deve vedere e non vedere, ma non voglio che la chiesa o la porta ne vengano coperti.

Scatto, scatto, scatto, mi fermo, osservo, scatto ancora… e poi… ecco il benedetto da Berengo “fattore C…” mi mette davanti all’obiettivo, una donna, vestita di chiaro, che si staglia in primissimo piano, uscente dall’inquadratura, sull’ombra dell’edificio a destra. Ecco scatto… ne faccio un paio di veloci, di scatti. E il brivido sale, ho lo scatto che volevo… quello che trova l’equilibrio compositivo, e l’enfasi narrativa. Quello che combina la mia ricerca di ordine geometrico, e di storia da raccontare… quello che mette la vita domenicale di questo luogo al centro di uno spettacolare palcoscenico. Per me… assolutamente emozionante!