Quest’anno per la prima volta ho dovuto compiere un doppio sforzo, ovvero quello di fotografare in montagna in mezzo alla neve (ce n’era in basso molta, ma ne veniva molta anche dall’alto, e io odio il freddo, è risaputo), e quella di fotografare una gara d’auto. Gli amici di Canon, l’inverno scorso mi chiesero di partecipare come fotografo a degli eventi del Porsche Sci Club. Si trattava di fotografare una gara di sci e una di automobili.

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Devo ammettere che i motori non sono mai stati una mia grande passione… però il brivido della velocità e della sport car, mi affascinano non poco. Pur tuttavia, mi ritrovavo in un terreno mai battuto da me. Dopo essermi fatto diversi giri in diversi siti di motori e gare automobilistiche, ho iniziato a pensare a cosa potevo raccontare di una gara, e che tipo di foto potevano essere quelle che poi avrei “sentito mie”. Motori, velocità, potenza, freddo, neve, difficoltà… temi che mi venivano in mente.

 

Chi, nel mio percorso formativo, mi insegnò un po’ di fotografia sportiva mi direzionò verso le ottiche lunghe, e fortunatamente Canon per l’evento mi fornì di una delle lenti più belle che abbia mai usato, il celeberrimo 300 f2.8, quasi mitologico. Tuttavia, riconosco di non essere un amante delle focali lunghe… soprattutto per l’effetto fortemente spinto verso la bidimensionalità e non la tridimensionalità. In un contesto tutto bianco come mi si prospettava, non mi allettava, pur tuttavia rimaneva una delle ipotesi migliori. Dopo una perlustrazione del circuito però, capisco che il 300 mi avrebbe limitato molto… perché il circuito era piccolo, tutto racchiuso in un parcheggio. Avendo due corpi opto per una lente che non amo particolarmente, per il suo peso, il 70-200 f2.8, e il mio fedelissimo 24-70 f2.8.

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Alla fine, mi ero concentrato molto sul cercare di far rivivere il brivido del motore, della gara, della neve, delle derapate, della scarsa tenuta sulla neve, dell’accelerazione. Questa foto per quanto imperfetta, è una di quelle che ho consegnato in quanto raggiungeva due obiettivi, avere il logo del club bello in primo piano e proprio quello sulla fiancata dell’auto, e soprattutto dare l’idea di movimento e brivido… doppio brivido, il brivido di chi guida ma soprattutto il brivido di chi a poche decine di cm dalla macchina ha rischiato più volte di essere travolto per amore di fotografia. Ecco perché per aumentare la percezione della dimensione dell’automobile ho usato lunghezza focale 24 mm, ma per poter ottenere l’effetto coluro dovevo essere molto vicino alle auto… da cui ne derivava il rischio per la mia personale incolumità (per fortuna sono assicurato… bella consolazione). Metto qui gli altri due scatti della sequenza, che però in qualche maniera sono troppo verso gli estremi… ho scelto questo perché aveva il giusto bilanciamento tra pulizia e sporco della neve sollevata dagli pneumatici in accelerazione. Per quanto riguarda lo scatto, la posizione bassa della fotocamera è ancora stata scelta per enfatizzare il senso di grandezza e avvicinamento dell’automobile. Lo scatto è fatto a 2.8, 1/500 di secondo per riuscire ad avere definizione nella neve sollevata e in movimento… ISO 1000 perché nevicava ed era molto coperto, quindi la luce era alquanto scarsa.

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Devo infine ammettere che proprio perché mi trovavo a bordo pista, e quindi a ridosso delle auto, l’inquadratura è frutto del caso, e dell’esperienza di scatti fatti in precedenza. Ergo il titolo di questo post… la fortuna aiuta gli audaci… Audentis Fortuna Juvat.