Il Medioevo è stato la mia vita per quasi 10 anni. Soprattutto il Medioevo inglese, quello di Beowulf, del Wanderer, delle Cronache Anglosassoni, ma anche quello di Chaucer, Gower, di Sir Gawain e il Cavaliere Verde, del Piers Plowman (quest’ultimo assolutamente fantastico)… insomma tra le letterature più raffinate che siano mai state scritte. Avere in mente tutte queste storie e poesie quando si passeggia immersi nell’architettura gotica e il fascino della Londra di quel tempo, stimola moltissimo la mia immaginazione. E Westminster Abbey per me rappresenta un po’ il simbolo di tutto questo, anche se di quel periodo vi è sepolto solo Chaucer… ma questo già basta e avanza. Quindi mille suggestioni, mille stimoli, e mille immagini ogni volta che vi entro turbinano nella mia mente… Di fatto, poi, all’interno della Abbey è vietato fotografare, quindi non ero concentrato a “vedere”, ma guardavo e rubavo con gli occhi dettagli di un passato che adoro. Per questo, tendo sempre a sottolineare che  importante per chi fotografa avere passioni diverse dalla fotografia, perché saranno sempre una fonte inesauribile di creatività, di stimoli e di idee per le vostre fotografie.

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Tornando a Westminster, il chiostro pare zona franca, non c’è un esplicita divieto di fotografare. E come ben sappiamo, i chiostri sono uno di quei posti in cui la luce fa cose meravigliose. Vuoi perché entra direttamente di taglio e crea scorci in chiaroscuro mozzafiato, vuoi perché dove la luce entra riflessa dalle grandi arcate crea invece una bella luce morbida… insomma è una di quelle strutture in cui ti viene voglia di fotografare, anche se sei in pieno blocco dell’artista. E poi le arcate, sono elemento ripetitivo, armonico, regolare, e nel caso della Westminster Abbey anche preziosamente abbellito da delle colonne gotiche a costoloni, che in qualche maniera creano un ritmo a sé… pur distratto, pur stanco, pur in dubbio se in “zona franca” si potesse effettivamente fotografare, alla fine trovo un posto che non poteva non essere immortalato.

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Luce diretta dalla mia sinistra, che illumina pure le colonne delle arcate… splendide, che da sole creano un ritmo senza necessità di evidenziare gli archi. La luce che entra diretta nel passaggio è intensa, perfetta per evidenziare soggetti. Il taglio, che disegna l’ombra sul pavimento e l’importantissima ombra sulle colonne, è in armonia con la prospettiva… Insomma capisco che sono in una di quelle situazioni per cui non si può non aspettare la combinazione giusta di persone per dare un senso a questa “scena” che il caso ha costruito perfettamente per me in questo momento.

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Scatto che ho scartato

E l’attesa è lunga (alle volte) e paziente come deve essere, si deve visualizzare, capire cosa serve, quale sarebbe “l’incastro giusto”. Perché nel momento in cui ci si presenta davanti, dobbiamo saperlo riconoscere e non farcelo sfuggire… In questa posizione, con occhio nel mirino (per non perdere l’inquadratura), ho fatto almeno una ventina di scatti e atteso una buona mezz’oretta (poco tempo in senso assoluto). Alcuni di questi scatti erano di prova per visualizzare e comprendere bene quello che volevo fare, altri invece sono stati fatti nella convinzione che fossero quelli giusti… alla fine ho scelto quello che ho pubblicato, perché la donna in primo piano guardando verso la luce mi dava tutta l’enfasi che cercavo… mi dava pathos, stupore e sorpresa, ma anche mi dava quella sensazione di sospensione dal movimento, dal cammino… quella sospensione anche brevissima che serve per lasciarsi “prednere” da qualcosa di bello. I due di spalle rappresentano, invece, il distratto via vai delle numerosissime persone che affollano questi bellissimi posti, e l’ultimo in fondo invece l’interessato, quello che studia a lungo ogni particolare storico e artistico del luogo stesso.

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Scatto che ho scartato

Scelta del bianco e nero? E’ stata dura, ma visto che gran parte delle cartoline di questo mio viaggio a Londra erano in bianco e nero, ho optato per l’omogeneità. Come si vede dagli scatti scartati comunque i colori erano splendidi.

Ecco foto… raccontata!