Sacrificio, cuore e tanta segatura.

Ho sempre pensato che i lavori “nobili” non fossero necessariamente quelli in cui non ci si sporcasse le mani, o quelli in cui la parte intellettuale fosse più importante dell’abilità manuale. Anzi, da goffo utilizzatore delle proprie mani in ogni lavoro di tipo creativo/costruttivo, ho sempre avuto grande stima per chi avesse la capacità di dare vita dal nulla a oggetti, forme o opere d’arte. Tutto questo esercita da sempre in me un fascino incredibile.

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Io, invece, da piccolo ero più dedito alla distruzione che alla creazione, probabilmente guidato dalla curiosità che mi ha sempre accompagnato, o forse per un innato amore per il “reverse engineering”. Sta di fatto che l’intento consapevole o meno era sempre quello di capire come funzionavano le cose, anche se qualcuno poteva pensare che più che intento fosse solo un alibi per scampare ai castighi meritati per lo smembramento di qualsiasi cosa mi capitasse a tiro. Non sono bastati anni di costruzioni Lego o di Meccano per aiutarmi a sviluppare abilità manuali, ahimè. Eppure mi ci sono impegnato non poco!

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Tuttavia, la mia abilità manuale è sempre rimasta al livello “impacciato”. Così quando qualche settimana fa sono entrato nel laboratorio di falegnameria di Massimo Fontanive, le suggestioni che le lunghe file di attrezzi, la presenza massiccia di materia grezza e gli oggetti in varie fase di lavorazione che comparivano qua e là hanno subito esercitato tutto il loro fascino, lasciandomi per qualche istante in contemplazione di quel luogo e ad assaporare il profumo del legno che ne permeava ogni angolo. Già, perché al giorno d’oggi, sono sempre più convinto, che abbiamo bisogno di sempre più persone come Massimo che abbiano la capacità di trasformare un’idea in un oggetto unico, vivo e che mettano cuore e muscoli nell’infondervi un’anima, la propria. Sì, perché in ogni oggetto che esce dal sudore e la fatica delle mani del proprio creatore, vive la sua anima.

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E così ho cercato di riprodurre molto umilmente questa atmosfera della Falegnameria Fontanive, costituita da Massimo e Maria, marito e moglie. In due affrontano quotidianamente un mondo spesso complicato, sempre in salita (così mi raccontano), ma che rimangono fedeli al loro antico e “sacro” mestiere con passione, con sacrificio, con il sorriso. Ed è questo che li caratterizza perché il sorriso non manca mai, perché dove la fatica fiacca il corpo, il lavoro nobilita e rasserena lo spirito.

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Così benvengano falegnamerie, atelier, fucine, sartorie, forni o studi che riescano a riempire di “anime” preziose questo mondo sempre più arido.

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