Occhio, Cuore e Testa

Henri Cartier-Bresson è senza dubbio il più importante dei genitori del foto-giornalismo moderno. “Occhio del Secolo“, fu definito a ragione, perché pochi fotografi come lui hanno formato il pensiero e lo stile di un’intera generazione di autori. Se poi si aggiunge che nel 1947, insieme a Robert Capa, George Rodger, David Seymour, e William Vandivert fonda la famosa Agenzia Magnum facilmente si intuisce come sia impossibile prescindere dalla conoscenza della sua opera, anche se si è solamente appassionati di fotografia. Vi rimando alla sezione qui in basso per ogni approfondimento.

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È un’illusione che le foto si facciano con la macchina…. si fanno con gli occhi, con il cuore, con la testa. Henri Cartier-Bresson

Questa frase dovrebbe essere l’incipit di ogni manuale di fotografia. Non solo dà il giusto peso all’influenza dello “strumento” fotocamera al risultato finale dello scatto, ma allo stesso tempo toglie ogni dubbio sul fatto che per fare foto non serve solo cuore/istinto, ma anche occhio e soprattutto testa.

Essa ci porta oltre l’instante decisivo che ha reso il pensiero di Cartier-Bresson una pietra miliare fondamentale della fotografia di tutti i tempi. Anzi, di fatto, lo completa e lo definisce. Fare una foto “memorabile” non vuol dire semplicemente o banalmente cogliere l’attimo come spesso si dice… significa anche, e soprattutto, saperlo cogliere. Saperlo vedere (selezionandolo tra gli infiniti possibili), saperlo sentire (trovando la connessione giusta e vibrante tra occhio e cuore)… e soprattutto saperlo imprimere in un’immagine che abbia tutta quella forza e tutta quella prepotenza dell’emozione provata che ha suscitato il desiderio di raccontarla e condividerla. Voglio dire, che non ci si deve soffermare semplicemente sul soggetto o su ciò che sta succedendo di fronte al nostro obiettivo. Se ne produrrebbe solo una banale replica senza anima e senza emozione (quanti di voi hanno avuto questa esperienza?). Ciò che renderà indimenticabile la nostra foto sarà la sinergia tra soggetto, comprensione dell’emozione e il modo unico ed irripetibile in cui noi la racconteremo dal nostro punto di vista. Questo, necessariamente, è il risultato della combinazione di visione, “sentire” ed intelletto. E solo quest’ultimo spingerà il mezzo fotografico a produrre un’immagine così intrigante e sorprendente da toccare chi la vede nel profondo delle proprie emozioni, e a farle vibrare.

La connessione tra occhio, cuore e cervello è la più incredibile ed appassionante che esista… Un caro amico fotogiornalista, Pierpaolo Mittica, mi ha insegnato che se a moto del cuore non segue un pensiero ed un’azione “fotografica” ragionata e consapevole, non riuscirò mai a trasmettere quello che ho sentito… perché ogni elemento, ogni dettaglio, ogni linea, ogni figura e forma, ogni fotone di luce che compone la mia fotografia concorrono a trasmettere quell’emozione. Solo chi ha piena consapevolezza delle proprie sensazioni, e padroneggia il linguaggio delle immagini può farlo con efficacia e velocità tale da non perdere “l’attimo” e la sua essenza, e nessun mezzo tecnologico, sofisticato e super avanzato che sia potrà fare la differenza in questo processo di traduzione di uno stato dell’anima in immagine.

Ultima nota. Non leggete questo mio post come un’apologia della tecnica fotografica. Però di contro, non cercate di definirvi mai fotografi istintivi, o fotografi che scattano con “il cuore”, per dire che a voi la “tecnica” non interessa… o che la tecnica produce foto fredde senza emozioni. Per fare una grande foto servono tutti e tre gli elementi: occhi, cuore e testa.

Riferimenti
Henri Cartier-Bresson su Wikipedia
Fondation Henri Cartier-Bresson
Henri Cartier-Bresson alla Agenzia Magnum