Ansel Adams è l’indiscutible padre della fotografia moderna. Se da un lato la sua trilogia (La Fotocamera, Il Negativo, La Stampa) ha segnato una pietra miliare nella definizione di cosa essa fosse in tutti i suoi processi, il sistema zonale oggi applicato anche al digitale è di sicuro uno degli strumenti più efficaci per calcolare l’esposizione di uno scatto. Se a tutto questo aggiungiamo che è anche colui che ha elaborato la teoria della “previsualizzazione”, si capisce che siamo di fronte a colui a cui come fotografi molto dobbiamo. Vi suggerisco per approfondire la sua fotografia una visita www.anseladams.com

“You don’t make a photograph just with a camera. You bring to the act of photography all the pictures you have seen, the books you have read, the music you have heard, the people you have loved.” (Non fai solo una fotografia con una macchina fotografica. Tu metti nella fotografia tutte le immagini che hai visto, i libri che hai letto, la musica che hai sentito, e le persone che hai amato.)
― Ansel Adams (attribuita, ma non provata)

Questa frase di Ansel Adams va di pari passo con quella di Cartier-Bresson che ho già commentato in questa stessa rubrica. Quando girovagando per il web sono incappato in un sito che la citava, ho subito pensato a quanto Settimio Benedusi insista sul leggere tanti libri, e quando Gianni Berengo Gardin mi avesse detto in varie occasioni di migliorare guardando e riguardando tante foto dei maestri, e di non smettere mai. Ma devo dire che Ansel in questo li ha superati. Per quanto banale, ciò che ci dice è estremamente profondo e soprattutto vero. E’ sicuramente qualcosa che tutti facilmente sottoscriviamo, ma di cui le conseguenze non sono invece di facile comprensione. Perché?

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Tutti comprendiamo chiaramente che nelle immagini che scattiamo c’è del nostro; ma quanto questo lo pervada e soprattutto lo possa influenzare non è così immediato. Perché, per lo più, pensiamo che quando scattiamo siamo scevri da influenze esterne, perché pensiamo di poter fare fotografia “oggettiva” (mi è stato detto anche questo), perché soprattutto pensiamo che la fotografia spesso sia frutto di un ragionamento logico. Quando ci insegnano “le regole” (argomento di cui ho scritto recentemente) sembra che ci venga fornita la ricetta per scatti memorabili, il segreto per arrivare ad esporre i nostri scatti al MoMa. Purtroppo, invece la brutta notizia è che per arrivare a fare grandi fotografie il bagaglio di vita che ci portiamo dietro è fondamentale. La fotografia non è un mero esercizio estetico, non è nemmeno il saper cogliere l’attimo, e non è nemmeno conoscere tutte le tecniche fotografiche del mondo, essi sono solo una parte del gioco, fondamentale ma non sufficiente… per fare fotografia ad alto livello bisogna avere qualcosa dentro che è unico e che possiamo avere solo noi, la nostra visione personale e speciale che trasforma ciò che vediamo e sentiamo in un immagine sbalorditiva.

Trovare dentro di noi, capire e sviluppare la nostra visione non è facile. E’ un processo che non finisce mai nell’arco della nostra vita, e ogni giorno anzi direi ogni istante è un piccolo mattoncino in questa costruzione. Non voglio banalizzare. Ma proprio perché vivendo non possiamo evitare di costruirla, se siamo fotografi il modo in cui noi lo facciamo diventa questione importante, perché questo si rifletterà nelle nostre fotografie. Come noi passiamo il nostro tempo, come ci arricchiamo di esperienze significative è essenziale. E questo equivale a curare il nostro spirito, il nostro spessore di pensiero e di sentimento. Dobbiamo impreziosirlo e mantenerlo sensibile allo stupore e alla curiosità per ogni cosa, e soprattutto nutrirlo con i giusti alimenti: libri, viaggi, amori, passioni, immagini, cultura, arte… ognuno di noi lo farà in maniera sua, secondo proprie attitudini. E proprio questo unito a tutto il nostro vissuto, emotivo e non, è il terreno su cui seminare e coltivare la nostra fotografia, più fertile e pregno di sostanze sarà, maggiori possibilità di successo avrò.

Non smettete mai di avere interessi, di approfondirli e di dare loro spazio nella vostra vita. La cultura di qualsiasi tipo essa sia (visiva, storica, filosofica, di attualità, artistica, naturalistica, musicale, sportiva…) è e sarà sempre ingrediente importante per la vostra fotografia.