Gli Alchimisti da Social dei Tempi Moderni

“Philosophy is odious and obscure;
Both law and physic are for petty wits;
Divinity is basest of the three,
Unpleasant, harsh, contemptible, and vile.
‘Tis magic, magic that hath ravished me.”
― Christopher Marlowe, Doctor Faustus

Cito da Wikipedia: “La pietra filosofale o pietra dei filosofi (in latino: lapis philosophorum) è, per eccellenza, la sostanza catalizzatrice simbolo dell’alchimia, capace di risanare la corruzione della materia.” Per secoli, ma specialmente nel Rinascimento, alchimisti e scienziati hanno inseguito questa chimera, nella speranza di trovare la porta verso l’onniscienza, immortalità e infinita ricchezza. Ognuno con la sua teoria, ognuno con i suoi segreti, si sono accapigliati, in diatribe e discussioni, su quale fosse il vero processo, il segreto che portasse a trasformare la materia in nobile, puro e perfetto oro.

tavola_simboli_alchemici_archeosofia_casale_monferrato

E cosa siamo noi fotografi se non alchimisti…? fin dai tempi in cui con luce e la chimica trasformavamo, come per magia, pellicola in immagini su carta, per alcuni la realtà (o una nuova realtà forse più perfetta?). E cosa non cerchiamo se non, in qualche maniera, di “risanare la corruzione della materia”? …o del mondo? …o dell’arte?

In questi giorni (ma probabilmente dovrei dire mesi o anni), in parte del mio network sociale impazza la “febbre” da pietra filosofale. La pubblicazione e la ripubblicazione di alcuni articoli comparsi su vari blog, nuovi post, richiami e rimandi ad interventi di altri, sta ispirando proprio questo spirito alchemico (in positivo e in negativo) in molti fotografi e fotografanti (come li chiama qualcuno), ognuno dei quali cerca di dare la propria versione della “Sacra Verità”, ovvero cosa sia la “Fotografia”, o perché certa fotografia non sia “Fotografia”, o cose simili… E così ognuno a difendere il proprio “segreto” la propria verità, che però (al contrario di allora) ora viene sbandierata ai sette venti vuoi per amore di diffusione della “luce”, vuoi per vocazione, vuoi per semplice propensione all’istigazione, vuoi per vanità o per marketing.

Cui prodest?
Ai fotografi? Mah, non voglio essere ipocrita, e sicuramente il motivo per cui si apre un blog, e si inizia a scrivere invece di fotografare, al giorno d’oggi, ha la stessa funzione di pagare l’insegna fuori dal negozio, di comprare spazi pubblicitari, di organizzare eventi di incontro con prospect, dell’andare porta a porta… insomma serve a vendere, e a vendersi. A rendersi visibili a chi potrebbe avere necessità dei nostri servizi.
Quello che però mi sorprende.. o forse mi turba, è che non si usano sempre questi strumenti per mostrare quello che si sa o si sa fare (e quindi mettersi in gioco), o per dare un contributo autorevole e onesto alla “Fotografia”, ma piuttosto talvolta per attaccare professionalmente i “rivali”, per irriderli; e addirittura in taluni casi nel criticarli ci si infila pure una marchetta ad uno sponsor o ad un amico (che non fa mai male).

Tutto è lecito ovviamente, e lungi da me giudicare. Quello che, però, è preoccupante, e la cui prospettiva voglio condividere con voi, è che questo non fa bene alla fotografia. Non fa crescere nessuno e tanto meno quella disciplina. Il solo risultato che si ottiene è che tutto il mondo della fotografia sta diventando un crogiolo di discussioni più o meno utili, più o meno chiare, più o meno autorevoli, più o meno litigiose e non rispettose del lavoro altrui (buono e non buono che sia) e in cui chi dovrebbe effettivamente beneficiarci (ovvero chi vuole imparare qualcosa sulla fotografia) invece è spinto semplicemente a schierarsi con uno o con un altro (viva le fazioni, abbasso le sinergie!), viene portato al rintronamento da confusione, e viene spinto al pensare che tutto è concesso perché tanto tutto è discutibile, tutti devono o vogliono avere ragione sotto qualsiasi punto di vista e valore: compositivo, tecnico, interpretativo, di idea o di storia da raccontare.

Four_elements_in_Viridarium_chymicum

Ho spesso partecipato ad alcune di queste discussioni, o ho talvolta condiviso articoli che ritenevo stimolanti. Sono il tipo di argomenti che stuzzicano la mia ricerca e il mio interesse. Tuttavia credo che si sia arrivati ad un livello di litigiosità troppo negativa e troppo dannosa per questo bel mondo. Mi pare che siamo alla deriva. Mi pare che certi comportamenti e discussioni contribuiscano solo all’abbassare la qualità e la percezione del nostro lavoro sia di professionisti che anche quello dei fotoamatori, che magari con onestà cercano di trovare gratificazione in un hobby che coltivano con amore e dedizione. Mi pare che non si aiuti a crescere, ma invece solo a generare confusione e a far perdere autorevolezza chi invece dovrebbe essere rispettato. Mi pare che non si prendano posizioni utili a tutti e a dipanare i dubbi, ma piuttosto si facciano interventi solo per trovare consenso (d’altra parte in Italia queste strategie le conosciamo molto bene…).

alchemist780W

E così torniamo al mondo dell’alchimia, ognuno con le proprie convinzioni e con i propri segreti, nascosti nei loro laboratori/scantinati a fare esperimenti, convinti che solo noi siamo ad un passo dall’onniscienza, dalla scoperta che cambierà prima di tutto la nostra vita (l’oro…) e poi, forse, il mondo… Ricordiamoci però che gli alchimisti si sono “estinti”, banditi come visionari, illusi, ciarlatani, e sognatori da chi oramai non poteva più credere ai loro vaneggiamenti. Non si nega che qualcosa di buono nel loro lavoro ci fosse, che abbiano in qualche maniera dato un contributo a certe scienze, ma il loro disperato e iper competitivo inseguimento di un mito li ha portati alla loro fine, perché avevano perso di vista tutto il resto…

Non è che forse questa verità che tutti vogliamo avere sulla fotografia non sia invece solo una pietra filosofale? Non è forse che stiamo inseguendo un’idea astratta e romantica perché temiamo di “perdere” e di perderci, perché abbiamo paura di affrontare la cruda realtà? Non è che vogliamo trasformare i materiali grezzi, sudici e impuri, perché inseguire l’oro è più “bello”?

Qualcuno un giorno disse che la fotografia è “lacrime e sangue”, e nulla di più reale, crudo e allo stesso tempo spaventoso sono le lacrime e il sangue… inizio a credere che se non si passa attraverso questa “passione” (in senso etimologico) la vera essenza della fotografia non la troveremo mai.