Un caro amico oggi ha condiviso su Facebook un link in cui un famoso esperto di musica e DJ faceva ascoltare strumento per strumento a tracce separate “Rosanna”, celebre pezzo della super band americana Toto. Da quello che ho capito è un tipo di format che usa spesso. Ho ascoltato con passione e curiosità il suo commento di ogni singolo strumento e musicista e ho subito pensato come questo tipo di analisi potesse trovare un bel paragone con la fotografia.

Se si ascoltano tutti e 14 e rotti minuti di commento di Christian Hand (purtroppo in inglese) nel podcast, si capisce come una scomposizione di questo tipo, unita all’analisi professionale di un esperto aiuti molto a gustare in profondità il pezzo musicale e come si possa in questa maniera comprendere lo spessore e il valore dei singoli musicisti, della composizione, del mix, della produzione e degli arrangiamenti. Insomma, si intuisce con facilità perché un brano come questo in apparenza dalle melodie semplici sia invece un preziosissimo gioiello musicale costituito da delicate cesellate di chitarra, da raffinatissimi arrangiamenti vocali e da un groove ritmico vigoroso e imponente.

Dopo l’ascolto di questa mattina, ho proprio pensato alla fotografia, a tutti quei miei studenti che ogni volta durante il corso “Oltre le Regole” mi chiedono perché una foto vada scomposta, dissezionata, analizzata e letta in profondità per essere goduta a fondo, e perché non sia sufficiente emozionarsi al primo superficiale sguardo. Lo scossone e letteralmente i “brividi” che oggi ho provato ascoltando e scoprendo come le singole spesso quasi impercettibili tracce degli strumenti dei Toto si incastrassero tra di loro e come esse in questa simbiosi formassero un capolavoro, sono esattamente lo stesso scossone e “brividi” che vorrei che quegli studenti provassero nel raggiungere le profondità di una foto, nel capirne relazioni, sfumature e intrecci che nella visione del fotografo ne formano la storia nella sua completezza.

Il fascino di questa operazione è doppio: da una parte c’è la soddisfazione ed eccitazione nella lettura di una storia a livelli che prima nemmeno si poteva immaginare esistessero; dall’altra c’è il fatto che ad ogni sfumatura compresa, ad ogni sfaccettatura e relazione intese il proprio bagaglio narrativo visuale si è arricchito di nuovi elementi ed esperienze che si potranno utilizzare in futuro nelle proprie fotografie.

Devo però sottolineare come sia importante che a guidare questo percorso sia una persona competente, autorevole e coinvolgente; sia qualcuno che abbia la capacità di far “vedere” le cose che normalmente non si vedono, così come Christian Hand durante la sua trasmissione fa “sentire” note che nemmeno ci si immaginava ci fossero in quel pezzo dei Toto. E’ importante affidarsi a chi sa dare senso a quello che le foto rivelano nei loro aspetti più profondi ed intellettualmente interessanti, e lasciar perdere chi non riesce a parlare se non di regole preconfezionate, di dati di scatto o di inutili e sterili aspetti tecnici della fotocamera utilizzata, perché la fotografia non sta in queste cose, ma trova la sua vita proprio invece in quelle meraviglie che si celano agli occhi più superficiali e non aspettano altro che di essere scoperte e godute da chi le sa trovare e svelare.