L’amore, la fatica, i gesti, i riti, i luoghi e la passione.

Un anno passato fianco a fianco della meravigliosa squadra della cantina Aquila del Torre, raccontato attraverso le foto che questo bell’incontro ha generato. 

Tutto inizia da qui…

La natura può regalarci frutti meravigliosi, che a loro volta possono diventare prodotti pregiati e d’eccellenza, ma questo non accade se l’affiatamento tra chi accudisce la terra e le creature della terra stessa non è sinergico e rispettoso. Lo scambio di doni che ne deriva è una delle esperienze più belle che io abbia vissuto. L’attenta e amorosa cura per ogni singola entità che fa parte di un vigneto (di fatto esso non è costituito da sole viti) diventa un “nettare divino” se i frutti che ne nascono sono trattati con perizia e sapienza. Durante quest’ultimo anno, in cui ho trascorso più di qualche giorno immerso in quell’angolo di paradiso che sono i vigneti della cantina Aquila del Torre tra colli Orientali del Friuli, ho capito che ogni più piccolo elemento vegetale, animale e minerale è parte di una complessa ricetta, un’alchimia che la mano, la passione e soprattutto il carattere del produttore scrive con esperienza di anno in anno, di vendemmia in vendemmia, di potatura in potatura. E’ un lavoro di continua affinazione, di smussamento o di rinforzo, di arricchimento o di selezione perpetrato costantemente nel tempo.

Amore e dedizione in una coccola

Solo attraverso un processo così complesso si arriva ad un prodotto unico, immagine del proprio “ideatore” e quindi con una personalità molto definita.

E’ importante che ci sia una mente pensante e un occhio che guarda lontano, ma è altrettanto importante che ci siano delle braccia, delle mani, delle gambe, dei cuori che si dedichino amorevolmente alla terra e al vigneto stesso, perché senza di loro, quelli che epicamente ho chiamato “Eroi della Vigna” nella recente mostra a Casa dei Carraresi, durante la manifestazione CarraresiWine, nulla accade.

Eroi della Vigna

La terra è fatica e sudore, ma anche rinfrancante soddisfazione. E’ una bella lezione!

L’ho imparato salendo e scendendo con tutta la mia attrezzatura innumerevoli volte gli impervi colli della tenuta, spesso anche prima che il sole sorgesse e vivendo lunghe giornate a fianco di chi con freddo glaciale o caldo torrido, sentiva dolorosamente le proprie mani segnarsi con una dura esperienza di vita. Eh sì perché il lavoro di questo tipo ti lascia un bel marchio… sul viso, sulle mani, nell’animo… ma non ho mai trovato nulla di più bello e gratificante del volgere lo sguardo verso il vigneto a fine giornata e godere di quel pezzo di beatitudine… e sopratutto di vedere con orgoglio il risultato del lavoro svolto. Anche se in realtà non ho mai partecipato attivamente alle opere, il mio sguardo e la mia fotografia mi facevano entrare nella mischia, mi facevano sentire parte del gruppo, e tra una battuta e una chiacchiera la storia mi era rivelata.

La terra è fatica e sudore

Ecco quindi la stagionalità e la meraviglia della sua ciclicità; i riti e lo stupore di fronte al corno letame e al corno silicio; le sinergie animali con cavalli ed api; e poi i colori e la festa della vendemmia. Insomma, mille piccole storie, mille dettagli, mille sforzi, mille emozioni, mille vite, mille attese… tutte racchiuse in un sorso di vino.

Nettare divino