E poi succede che il tuo caro amico, e compagno di merende inglesi Giovanni Brondani (quello che l’anno scorso ha condiviso con me l’esperienza Stonehenge), un giorno ti dice “La prima volta che ci vediamo e hai tempo una giornata ti propongo un gioco, anzi una sfida!”. E come resistere di fronte ad una sfida? o meglio ad un gioco…

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Inizialmente non avevo capito se Giò parlava di sfida fotografica o meno, ma quando ho definitivamente capito che era fotografica… ero intrigato oltremodo.

Ebbene, decidiamo la data, ma gli dico che non voglio sapere nulla, perché non avrebbe senso, e non voglio prepararmi prima… voglio la “full experience” di quello che ha in mente.

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A parte qualche scambio giocoso di battute su Facebook, tutto rimane nel mistero… e il grande giorno arriva. Non nascondo un minimo di emozione, ma mi piace improvvisare, mi piacciono le sfide… quindi, mi sento sufficientemente sereno per affrontare qualsiasi cosa. La città è Venezia, come non essere tranquillo nella città più bella del mondo… e soprattutto la “mia” città… quella che mi ha visto nascere, crescere, e quella che più di tutte mi ha visto diventare un fotografo…

Giò mi annuncia che la sfida si chiama “Pro Challenge Big 1” (nome che richiama un’esperienza simile facilmente recuperabile su Youtube)… mamma mia penso quante cose si scontrano con me in questo titolo. “Pro”? chi io? naaahhhh. “Big”? Beh si forse… devo calare qualche kiletto che dopo la Via Francigena ho rimesso in pancia… “1”? Numero 1 di cosa? Spero solo perché mi sono prestato per primo al gioco, e quindi sono la cavia numero di matricola #001. Challenge si si mi piace… invece.

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Mi viene svelato l’arcano, la sfida consiste nel scegliere casualmente una macchina fotografica tra una GoPro, una macchinetta giocattolo di Topolino, e una compattina con quasi nessuna possibilità di modificare parametri di scatto se non la compensazione. Scelgo quest’ultima che si celava nella “Busta #3”. Mentre Giò mi spiata le regole, già penso a cosa fare, … devo avere un progetto fotografico (“Azz questo si scontra molto con la mia fotografia”, penso, e confermo l’idea che tanto “Pro” non sono), devo pure dichiararlo all’inizio della sfida… “Gulp!”… panico! Vabbè, recupero alcune idee che avevo nel cassetto… il tempo è poco, e decido che sia meglio provare a sfidarsi in qualcosa che già consideravo una sfida, piuttosto che perdere tempo ad inventarmi qualcosa di nuovo… preferisco così dedicare più tempo allo scatto, che alla creazione del progetto.

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Partiamo, e dichiaro che l’idea di fondo sarà che Venezia è una città che risulta bella in foto sia con l’umano che ne racconta la vita, sia semplicemente riprendendo gli edifici che con i loro dettagli ne raccontano la storia, e danno suggestione di vite passate e presenti, che con i tagli di luci, le geometrie invece ne enfatizzano lo stile e la bellezza architettonica e artistica. Quindi ogni foto sarà un dittico alla fine, la combinazione della stessa inquadratura fatta con e senza umano. A questo pensiero si aggiunge il fatto che è interessante confrontare quanto cambia la percezione del “racconto” di una foto confrontando diversi soggetti, in diversi momenti, ritratti però nello stesso luogo. E’ uno splendido esercizio di storytelling: una ragazza felice che sale un ponte saltellando, non racconta la stessa cosa che una signora piegata dal peso delle borse della spesa che sale lo stesso ponte… cose su cui riflettere come fotografi.

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Non ero preoccupato dalle possibilità tecniche della fotocamera, ma dal trovare luoghi a Venezia che funzionano per il progetto. Giò mi fa pure dichiarare il percorso che faremo… Si parte. E strada facendo il progetto si trasforma in “Comporre con il Caso” (mi dicono alla base della street photography, ma quanto odio le etichette… questa in particolare, che dice tutto e nulla…). Ci sono posti stupendi a Venezia, con luci meravigliose e geometrie mozzafiato, ma poi il caso ti propone la sua “ricetta artistica”, ti propone il suo modo di comporre caoticamente… confuso, casuale… e lì la pazienza, ma soprattutto l’idea che hai in testa, di come hai già mentalmente distribuito gli spazi, di cosa vorresti in primo piano, di cosa sullo sfondo,… dicevo la pazienza inizia a giocare il suo ruolo. E si attende e si crea… Adoro l’idea che dal Caos primordiale sia nato l’universo che conosciamo e la vita (molti poemi o racconti di cosmogonie, per non dire tutti, partono dal Caos, l’Enuma Elish Babilonese, lo sottintende la Bibbia, ne parla Esiodo, le mitologie mesoamericane etc…), perché nonostante ami l’ordine soprattutto nelle mie foto, il Caos è la condizione in cui forse la mia creatività trova maggiormente la forza per esprimersi…  Qualcosa di ancestrale? Chissà… Alla fine il progetto c’è, le foto anche, magari non tutte (o quasi nessuna) all’altezza delle aspettative che ci eravamo fatto, di sicuro non per colpa del mezzo con cui le abbiamo scattate… Felice però di averlo fatto, e sono pronto a rifarlo in altra città, con altra situazione, qualora Giò volesse…

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Ringrazio, quindi, Giovanni per questa bellissima esperienza, per le riflessioni che ne sono nate attorno alla mia attività di fotografo, per i “profondissimi” pensieri e le incredibili vaccate che abbiamo documentato su video, per la sfida e la divertentissima giornata. Presto uscirà il video… speriamo che sia guardabile… 😀